Tristezza marketing

“Non amo essere critica a priori, se sono critica ho le mie buone ragioni per esserlo e questa volta lo sarò anche con maggior pathos visto quanto tengo all’argomento.
Sono in coda alla cassa, nel carrello poche cose e poca è anche la voglia di guardarmi intorno, ma all’improvviso il mio occhio(in versione camaleontica quello sinistro si lascia distrarre mentre il destro tiene sotto controllo la rapidità della cassiera in modo da non perdere tempo quando arriva il mio turno) viene rapito da un cartellone enorme, che copre per intero la vetrina di una marchio piuttosto conosciuto oserei dire.
La prima cosa che mi domando è: “avete per caso finito le idee per creare una bella vetrina accattivante che inviti la gente ad entrare?”. Come si può occupare/coprire uno spazio espositivo con un cartellone dal claim tanto facile quanto falso?!?!
Un tempo venivo volentieri da voi, mi sentivo in un posto figo, e senza svuotarmi eccessivamente il portafoglio eravate capaci di farmi uscire sempre con qualcosa di carino tra le mani.
Da quando siete diventati la sagra del bordello?
Prezzi a caratteri cubitali, sconti su sconti che non puoi non guardare con una certa diffidenza, merce esposta completamente a caso senza alcun rigore logico e con totale assenza di buon gusto. E in ultimo, ma di sicuro la goccia che ha fatto traboccare il mio vaso, il vostro marketing.
“SIAMO TUTTI PASTICCERI”
Ah…ma dai! Allora ora che lo so, posso tranquillamente propormi come pasticcera affermata, sono anni oramai che “gioco” con creme e impasti e da qualche tempo sperimento anche con la pasta di zucchero creando dolci divertenti e colorati.
Non lo sapevo, ma ora che me l’avete detto ci metto un secondo “SONO UNA PASTICCERA”.
Ma perfavore….
P E R F A V O R E!
Anzi no, non voglio nemmeno usare la cortesia di chiedervelo come favore. Avete toppato, per me.
Mi prende la voglia di mettermi davanti all’entrata del vostro negozio e fermare tutte quelle persone che grazie al vostro marketing credono di potersi definire pasticceri e magari incalzano anche con commenti del tipo “ah…ma i pasticceri hanno vita breve con me, ora c’è Kasanova a darmi il supporto giusto per titolarmi pasticcera/e emergente”.
Io faccio dolci da anni, io, e non per modestia, sforno prelibatezze che fanno leccare i baffi, io difficilmente sbaglio un pan di spagna, io faccio una crema pasticcera da urlo, io, però, NON SONO una pasticcera.
Non ho studiato per fare la pasticcera, anche se oggi mi rendo conto che mi sarebbe tanto piaciuto.
Non conoscevo le temperature di cottura dello zucchero per ottenere il “filo forte” “la grande bolla” o il “piccolo cassè” prima che fosse Santin ad illuminarmi.
Non conoscevo la differenza tra zucchero semolato e zucchero invertito.
Non sapevo che la percentale di grassi nel burro(e solo di grassi derivati dal latte) deve essere almeno pari al 82% in pasticceria, ma ora, anche se queste cose le so perchè amo ciò che faccio e quindi mi documento, non sono comunque una pasticcera.
Sono brava, non sbaglio un colpo, ma NON SONO una pasticcera nonostante tutto.
E ora vi sorprendo perchè ancora più sicuro del fatto che io non sia una pasticcera, c’è la sicurezza che io da voi non metterò più piede.
E tanto che ci siamo chiamo a raccolta tutti i bambini che come me hanno giocato per anni all’allegro chirurgo e li invito ad esultare di gioia perchè “SIAMO TUTTI MEDICI”!”

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